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L’implantologia orale è quella branca dell’odontoiatria che si occupa di sostituire i denti mancanti. In pratica nello spazio in cui mancano i denti vengono inserite delle “viti”  in titanio (o altri materiali biocompatibili) che possono sostenere denti singoli, gruppi di denti o possono anche fungere da supporto per una protesi completa (la cosiddetta dentiera).

Il vantaggio di ricorrere alla soluzione implantare è quello  di conservare integri i denti naturali adiacenti allo spazio edentulo.

L’impianto è una struttura cilindrica o tronco-conica che viene inserita, durante un intervento in anestesia locale, nella mandibola o nel mascellare superiore ed ha il compito di fornire un adeguato supporto alla corona del neo dente.

Una volta inserito l’impianto, inizia un processo di guarigione denominato “osteointegrazione” che fa si che si crei un “legame” tra impianto e osso.

Ricordiamo che tutte le volte in cui nell’organismo è presente un corpo estraneo, si può verificare un processo di organizzazione oppure una reazione immunitaria. Quest’ultima, detta anche reazione di “rigetto”, si verifica quando nel corpo estraneo sono presenti delle proteine e non ha quindi luogo con materiali implantari in cui le proteine sono assenti. Il Titanio pertanto non provoca reazioni da corpo estraneo, ma stabilisce con l’osso una connessione diretta che è alla base dell’osteointegrazione, per tale motivo il materiale implantare è soprattutto la superficie impiantare è un fattore importante nel raggiungimento dell’organizzazione tra tessuto osseo e impianto.

Talvolta, il processo di connessione diretta tra osso ed impianto (osteointegrazione) non si verifica per cui l’impianto non può èssere utilizzato per sostenere la protesi e quindi deve essere rimosso. La percentuale di questi “insuccessi” è variabile (generalmente tra il 2 e il 20%) ed influenzata da vari fattori; quantità e qualità dell’osso, presenza di fattori di rischio (fumo, malattie mataboliche, igiene orale, etc.), presenza di parodontopatie, tipo di procedura chirurgica (implantologia semplice o avanzata). Per tali motivi le percentuali di successo sono estremamente influenzate dalla selezione del paziente.

In questi casi si procede spesso con la sostituzione dell’impianto andato perso con uno avente diametro maggiore e/o caratteristiche di superficie differenti.

Il tempo di guarigione dell’impianto nell’osso per poter procedere alla fase protesica va dai 45 ai 180 giorni, a seconda dell’impianto, della condizione iniziale dell’osso e di conseguenza della tecnica chirurgica utilizzata (necessaria rigenerazione ossea  e/o innesti ossei).

Gli impianti possono anche essere utilizzati per fissare una protesi totale mobile.

In alcuni casi, e sempre più frequentemente, si ricorre all’implantologia post-estrattiva e/o al carico immediato. Entrambe le procedure andranno valutate caso per caso. Qualora possano essere impiegate il paziente beneficerà di ulteriori vantaggi rispetto all’implantologia classica, come una rapida riabilitazione protesica fissa ed una migliore gestione dei tessuti molli peri-implantari.

Il posizionamento di impianti osteointegrati è un intervento chirurgico che si effettua in anestesia locale e  dura circa 30 minuti. Il paziente torna alla vita di tutti i giorni subito dopo l’intervento. Il decorso post operatorio prevede una terapia antibiotica ed una accurata igiene orale.

L’implantologia grazie ai numerosi vantaggi (conservazione senza manipolazione degli elementi  dentali contigui al sito edentulo, scarsi rischi,  buona prognosi) rappresenta oggi una branca sempre più importante dell’odontoiatria.

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